Perché il gasolio costa quello che costa
Ieri costava meno e oggi no, oppure il distributore sotto casa chiede più di quello in fondo alla strada? Dietro c'è un meccanismo che si muove a velocità diverse, alcune cose cambiano il totem in una notte, altre ci mettono settimane, e sapere quali ti aiuta a capire quando e dove fermarti.
Quello che cambia in una notte
Quasi la metà di quello che paghi alla pompa è fatta di accise e IVA, e basta un intervento sull'accisa mobile per spostare il prezzo da un giorno all'altro, anche quando il petrolio sta fermo. È il motivo per cui a volte il totem cambia senza che sui mercati sia successo niente.
La Francia come campanello
Oltralpe un grande operatore applica un prezzo calmierato, gli automobilisti si concentrano nei suoi distributori e i serbatoi si svuotano più in fretta di quanto le autobotti riescano a riempirli. L'Italia non ha un tetto ai prezzi, ma compra sullo stesso mercato europeo, quindi quello che succede in Francia è un segnale da tenere d'occhio anche qui.
Quello che arriva in qualche settimana
L'Europa ha chiuso negli ultimi anni una parte della sua capacità di raffinazione e compra fuori una quota crescente di gasolio già pronto, quindi il greggio c'è ma mancano gli impianti per trasformarlo, e ogni fermata per manutenzione arriva subito sul prezzo. Dopo la crisi in Medio Oriente, poi, dal Golfo arrivano meno carichi raffinati e più cari, e senza il gasolio russo ogni tensione sullo stretto di Hormuz si vede alla pompa in poche settimane.
Quello che decidi tu
Il servito costa più del self, in autostrada si paga di più perché le concessioni hanno costi e vincoli diversi e lungo la tratta la concorrenza è quasi assente, e perfino nello stesso comune due distributori possono chiedere prezzi diversi. Qui il mercato non c'entra, conta solo dove ti fermi.